Budrio - Guida Turistica

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I TORRIONI E LE MURA
  Testimonianza della ricostruzione di Budrio voluta dal cardinale Albornoz nel secolo XIV in forma di castello, sono i due Torrioni di nord-ovest e di sud-ovest, a pianta trapezoidale, edificati nel 1376, recentemente restaurati insieme all'unico tratto superstite delle mura trecentesche (presso Piazza Matteotti). I Torrioni di nord-est e di sud-est, invece, furono eretti nel secolo seguente, nell'allargamento della cinta muraria, che comprese nel Castello il Borgo. Essi delimitano il lungo tratto di mura "nuove" (via Verdi), completate nel 1506, che sopravvissero alla grande demolizione del 1911. Sono a pianta circolare; più elegante quello di sud-est, con una merlatura coperta da un tetto. Di entrambi, come pure delle mura, è imminente il restauro.
IL PALAZZO COMUNALE E LA TORRE DELL'OROLOGIO
  Il Palazzo Comunale, "Palazzo Torre", sede del Municipio, risale al secolo XIV, quando sorse il primo edificio del complesso: la Torre detta ora dell'Orologio, anticamente della Guardia, poiché tale era la sua funzione. Derivata dalla ricostruzione del paese operata dal cardinale Albornoz dal 1363 al 1379, era la più importante fortificazione del paese. E tale rimase fino al 1870-71, quando fu abbassata e del tutto ristrutturata, con l'aggiunta anche di una corona di merli ghibellini, "con il disegno e l'opera gratuita" dell'ingegnere budriese Luigi Menarini, come attestano, sull'arco del voltone, le due epigrafi dettate da Giosue Carducci.( Foto: - Budrio 1870 circa, p.29 di "E' Budrio…", oppure quella che avevate già messo p.3di4(la prima)
  Presso la Torre della Guardia, circa a metà del secolo XV, venne costruito un vasto fabbricato, proprietà dapprima dei signori Manzoli, poi della ricca e illustre famiglia budriese dei Benni, i quali, nel 1678, lo cedettero alle Suore Serve di Maria, che ne fecero il loro convento. Il palazzo passò poi, con i beni delle Confraternite religiose e delle Opere Pie budriesi, alla "Congregazione di Carità" e da questa fu venduto nel 1877 al Comune, che voleva trasformarlo nella sua sede ufficiale. Nel 1879 ebbero inizio i lavori di restauro ( o meglio di totale rifacimento), diretti sempre da Luigi Menarini, che, in omaggio ai dettami della moda artistica in voga, adotta per la facciata lo stesso stile neogotico usato per la Torre. Dell'antico prospetto furono mantenuti soltanto, insieme all'impostazione di base, le cornici di alcune finestre del primo piano e due piatti ornamentali di ceramica faentina ritrovati nello smantellamento dell'ultimo piano e collocati in alto sulla facciata (il secondo e il quarto per chi guarda); gli altri quattro, frantumati e irrecuperabili, furono sostituiti con fedeli copie eseguite a Faenza. Anche il Palazzo fu ornato di merli ghibellini e unito alla Torre, costituendo un complesso omogeneo ed equilibrato. Sulla facciata, su cui vennero poste nel 1889 epigrafi commemorative e medaglioni dedicati a Garibaldi e a Mazzini, furono murate le lapidi in arenaria dei secoli XV e XVI, con gli stemmi di commissari inviati a Budrio in quei tempi dal governo bolognese per amministrare la giustizia.
LE SCUOLE ELEMENTARI
  L'edificio, situato in viale Muratori, fu iniziato tra il 1903 e il 1904 su progetto dell'ingegner Attilio Evangelisti e portato a termine nel 1908. Splendido esempio di architettura liberty, è ornato da un suggestivo fregio a colori che abbraccia la costruzione con due fasce: una sulla metà delle pareti, con la rappresentazione di ninfee, l'altra presso il tetto, con un intreccio di luminosi fiori e frutti di melograno. Ne fu autore Alfredo Tartarini, fra i principali esponenti della corrente liberty a Bologna. Alla realizzazione del fregio, che si protrasse dal 1905 al 1908 sotto la guida del pittore bolognese Achille Casanova, partecipò anche l'ornatista budriese Oreste Arturo Dal Buono. Nel 1999 il Palazzo è tornato all'originario splendore grazie al restauro, voluto dai cittadini e dall'Amministrazione Comunale e inserito nel Progetto europeo Freu, per la salvaguardia del liberty. Nel maggio 2005 le Scuole Elementari sono state intitolate alla professoressa Fedora Servetti Donati, studiosa di storia locale e autrice di importanti opere storiche sul territorio budriese.
  Palazzo Medosi Fracassati, in via Marconi, risale al Seicento e fu dimora della famiglia omonima. Sul finire di quel secolo ospitò un "Teatro delle commedie", mentre oggi, a pianterreno, vi ha sede una elegante sala per esposizioni. La chiesa di San Lorenzo Prospiciente Piazza Filopanti, di fronte al Palazzo Comunale, è la chiesa parrocchiale di Budrio. Non se ne conosce la data di costruzione e neppure la struttura e l'orientamento originario, ma viene nominata già in un documento del 1146. Ampliata a partire dal '300, nel '400, dopo che la Comunità l'aveva affidata ai frati Servi di Maria (1406), venne arricchita del fonte battesimale e, nella seconda metà del secolo, del bel chiostro a doppio colonnato adiacente alla chiesa. Fu completata nel '600 con la costruzione della cupola della cappella maggiore (1608-1612), eretta per unire al corpo della chiesa il coro, edificato alcuni anni prima. Un secolo dopo, l'architetto budriese Alfonso Torreggiani ne operò un grande restauro, progettando anche il portico esterno. Alla fine del secolo XVIII, Giuseppe Tubertini, anch'egli budriese, ne ampliò l'interno, aggiungendo il transetto. Questi ultimi lavori furono compiuti con sovvenzioni da parte di tutti i parrocchiani, a cui si aggiunse, come si legge su una lapide all'interno della chiesa presso la porta maggiore, una fortunata vincita al lotto.
  Palazzo Gandolfi (oggi Chiusoli), in via Bissolati. Il suo aspetto odierno risale al 1830, quando furono riuniti dei fabbricati del Sei-Settecento. La facciata a sud è ornata da un elegante timpano. Sull'angolo nord-ovest, si erge una torre settecentesca che domina il cortile cinto di mura, formando, con la casa adiacente, un complesso caratteristico chiamato popolarmente "Corte del muto".
  Palazzo Tubertini, in via Partengo (circonvallazione). Villa con un'elegante facciata settecentesca ed una loggia a tre arcate a cui si accede da una doppia scalinata. L'interno è stato frazionato in appartamenti. Palazzo Guidotti (oggi ristorante "Giardino), in via Gramsci, risale al XVI secolo. La facciata e l'interno conservano quasi intatte la forma e le decorazioni aggiunte dai restauri del Settecento. Palazzo Boriani Dalla Noce, oggi sede della Biblioteca "Augusto Majani", è il più imponente e signorile edificio di Budrio: già nel settecento si presentava articolato in più parti, con due cortili comunicanti per mezzo di un grande arco per fare passare le carrozze. Forma un isolato fra le vie Garibaldi, XX Settembre e Collo d'oca. L'interno ha pregevoli affreschi alle pareti e sul soffitto.
CHIESA DI Sant'Agata
  La chiesa risale al XV secolo, con la sua prima fabbrica eretta nel 1410 dalla "Confraternita di Santa Maria della Misericordia", con l'adiacente "ospitale". Tra il 1443 e il 1473 fu costruito lo splendido portico di sei arcate sorrette da pilastri in cotto, con capitelli in arenaria. Eleganti finestrelle ogivali si aprono sulla facciata sovrastante. L'interno è opera del budriese Giuseppe Tubertini, che vi lavorò fra il 1783 e il 1792, anni in cui fu dato un nuovo assetto alla chiesa, con una navata centrale coperta da una volta a botte e due cappelle laterali . Un colonnato semicircolare divide il presbiterio dall'antica cappella maggiore. Particolarmente preziosi i dipinti: il Crocefisso e San Camillo de Lellis di Gaetano Gandolfi, la Madonna di Loreto di Giuseppe Ghedini, e soprattutto l'imponente Incoronazione della Vergine (1629) di Giacomo Lippi, detto Giacomone da Budrio, racchiusa in un prezioso tabernacolo di legno dorato scolpito a motivi floreali. All'inizio della navata si trovano due rari bassorilievi settecenteschi raffiguranti San Filippo Neri e Sant'Emidio, attribuiti a Domenico Palmerani. Esternamente si innalza lo snello campanile eretto da Vincenzo Torreggiani tra il 1664 e il 1668. Recentemente la chiesa e i suoi arredi sono stati sapientemente restaurati, ed anche il prezioso organo (costruito nel 1790 da Domenico Maria Gentili da Medicina e considerato uno dei migliori della nostra provincia) ha riacquistato la sua armoniosa voce.
Santa Maria del Borgo
  L'ingresso della chiesa si apre sotto il voltone del Palazzo Comunale. Iniziata nel 1517 per volere della "Compagnia del Borgo" (o del Santissimo Crocefisso), fu terminata solo un secolo dopo. L'interno è a pianta rettangolare con una sola navata coperta da una volta a botte e tre cappelle laterali. Nella cappella maggiore si trova un Crocifisso cinquecentesco in una preziosa custodia costruita dal bolognese Pietro Roppa (secolo XVIII) e pregevoli dipinti adornano le altre cappelle: La fuga in Egitto (1620) di Giovanni Andrea Donducci, detto il Mastelletta, il Martirio di Santo Stefano di Pietro Faccini (1562-1602), la Natività della Vergine di Bartolomeo Cesi (1556-1629). Nel 1910 lo scultore budriese Arturo Orsoni restaurò l'interno della chiesa e adornò la porta principale con una elegante cornice in cotto.
San Domenico
  La chiesa di San Domenico del Rosario, che si affaccia sulla piazza Antonio da Budrio, fu eretta nel 1605 dalla "Confraternita del SS. Rosario". Nel 1615 fu affidata ai frati domenicani - per i quali erano stati fabbricati alcuni locali adiacenti ad uso di convento - che vi rimasero fino all'epoca napoleonica, quando il convento e la confraternita vennero soppressi. Oggi l'ex-convento è sede della Casa protetta per anziani. L'edificio sacro ha davanti uno spazioso portico a tre arcate dell'ultimo decennio del XVII secolo. Sulla parete di fondo, in quattro nicchie, vi sono le statue di San Domenico, San Tommaso, Santa Rosa e Santa Caterina, mentre, al centro, un altorilievo raffigura l'Assunta: opere anonime, databili tra il XVII e XVIII secolo( Foto Bonaga, "Antonio"0513 e Copi4). All'interno, costituito da una navata centrale e quattro cappelle per lato, separate da pilastri con ricchi capitelli corinzi, troviamo importanti opere pittoriche: la grande pala dei Misteri del Rosario e l'Assunta, del bolognese Alessandro Tiarini (1577-1688); il San Giovanni Battista e San Pietro Martire di Francesco Albani (1578-1660); il San Vincenzo Ferreri di Ubaldo Gandolfi (1728-1781), e la Santa Rosa da Lima, del budriese Gian Battista Caccioli (1623-1675).
Santa Maria delle Creti
  A sud-est, a poca distanza dal paese, nell'antico sobborgo chiamato dal Cinquecento fino a metà dell'Ottocento "Le Crete", per l'abbondanza di creta ottima per mattoni e tegole, sorge la chiesa di S. Maria, con a lato il campanile a pianta quadrata. La facciata, sormontata da un timpano triangolare, è arricchita da uno spazioso portico a tre arcate. L'interno, nel semplice ed elegante equilibrio della sua impostazione architettonica, rappresenta un bell'esempio di barocco del primo Seicento. L'edificio, iniziato nel 1634 per volontà dei padri Serviti di S. Lorenzo, era terminato nel 1638, con tutti i suoi splendidi ornamenti, fra cui la pala d'altare della cappella maggiore di Francesco Albani, raffigurante la Santissima Trinitàe angeli musicanti (1634-35); l'Adorazione dei Magi di Prospero Fontana; un pregevole crocefisso del tardo Seicento, e la statua in cartapesta raffigurante S. Antonio da Padova di Giacomo de Maria, statua un tempo veneratissima. La chiesa, molto frequentata fino alla metà degli anni Cinquanta del Novecento, nel 1993, per il grave stato di degrado, è stata dichiarata dalla Curia bolognese "non adibita al culto" e tutti i preziosi arredi sono stati trasferiti presso il convento dei Servi di Maria in Budrio. Oggi, con il grande sviluppo edilizio della zona, si ha ragione di sperare in un prossimo restauro dell'edificio ed in una sua riapertura.
La Pieve dei Santi Gervasio e Protasio
  La Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, chiesa parrocchiale, sorge ad un chilometro circa ad ovest del centro budriese ed è la prima chiesa del territorio e fra le più antiche della diocesi bolognese. Testimonianza della sua antica origine sono un gruppo di epigrafi, romane e longobarde, dei secoli V-VIII, ora murate sotto il portico dell'edificio sacro; e la "chiesa sommersa", attribuibile al secoloVIII-IX d.C., che si trova sotto il pavimento dell'attuale edificio: è a tre navate, che terminano in tre absidi semicircolari( foto Bonaga: Cripta sotterranei). Scoperta nel 1700, oggi, ricolma di fango, è accessibile solo nella parte absidale. Anche il campanile romanico, adiacente, potrebbe risalire anche a prima dell'XI secolo. L'attuale forma architettonica dell'esterno risale al secolo XVIII, quando venne costruita l'elegante facciata ed eretto un nuovo portico. L'interno presenta tre navate: la centrale, coperta da volta a botte, risalente al XVII secolo; le laterali, con quattro cappelle per lato, furono aggiunte nei restauri del 1810. Nella prima cappella di sinistra si trova la preziosa croce di marmo bianco, di epoca carolingia (828 d. C.) con accanto l'antico fonte battesimale ricavato da un capitello di epoca tardo-romana. Nelle altre cappelle opere pittoriche di Iacopo Alessandro Calvi, detto il Sordino(1740-1815); di Giuseppe Marchesi, detto il Sansone( 1727); di Ubaldo Gandolfi (1727-1781) e di pittori della scuola bolognese del Reni e dell'Albani. Nella terza cappella di sinistra c'è un'opera contemporanea, la pala d'altare dedicata a S. Clelia, realizzata dal budriese Dante Mazza nel 1991.